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E’ stato un periodo di transizione quello appena concluso. Qualche chiazza di neve ancora presente sui prati in altitudine, ferrate non ancora aperte e  non ancora praticabili. Totale, ci si arrangia con foto di dettaglio e bosco (per il libro servono certamente anche queste, niente da dire… ). Cascate, torrenti e ruscelli di vario genere. Ne avete viste un bel po’ di queste foto ultimamente. E molte sono le domande che mi sono giunte via mp o email. Alcune, ma meno del solito, noiosamente tecniche. Altre, invece, sono risultate molto interessanti e anche curiose: sul come io possa fotografare una bella, quanto (per i più) banalissima cascata consegnando ogni volta alla pellicola qualcosa di originale. Risposta generale: non so cari amici cosa mi passi per la testa in quei momenti, non lo so veramente. Però dovete dedicarci del tempo. Tanto tempo ad osservare per tirar fuori qualcosa di originale e soprattutto di vostro. Seppure tutto ciò non basti ancora. Forse, la “foto”  bisogna averla dentro prima ancora di vederla “fuori”. Per quanto mi riguarda, già detto piu volte, so solo che provengo da una lunga storia di affetto, passione e amore con le Montagne, con i boschi e le acque che li attraversano; che ci vivo in mezzo da quando sono nato e tuttora succede;  che provo a capirle ogni volta che ci sono; che percepisco qualcosa di speciale…  che ne so… le cascate, ad esempio: le senti da lontano, come tutte. Più o meno distintamente a seconda di quanta forza hanno, a seconda che sia primavera o autunno. Sono sempre lì, ad aspettarti. Ti guidano fino a loro. Punto di riferimento per grandi e bambini. Le cascate. Poi ci vai sotto, le sfidi. Loro provano a fare la voce grossa, provano a stordirti. Ma tu ci vai ancora più sotto e poi le risali per vederle da sopra e le attraversi sfidando i sassi lisci cheriposano sotto l’acqua gelida da chissà quanti anni. Poi cerchi una roccia, un masso e ti ci siedi sopra; rimani fermo per una ma anche due ore se serve. A pensare, a vedere quest’acqua che scorre sempre e da sempre, imperterrita; che tu ci sia o meno. Per lei tu non sei nessuno, mentre per te quell’acqua, quel salto, quel rimbalzo, quei milioni di gocce da fermare sono la tua foto. Una foto. Una e basta. Sono quella foto. Sono la foto. E allora inizi a dimenticarti pian piano ciò che hai intorno; inizi ad essere sempre più tu e lei, quasi a non udirla neanche più. Quanto è passato: un minuto? Un’ora? Un pomeriggio. Quanto ci ho girato intorno a questa cascata… Poi ad un certo punto tutto si allinea, tutto va a fuoco. Il dettaglio che ti mancava, una foglia che si gira e mostra la pancia, una luce che si muove, tu che ti sposti di quel metro sulla destra o in avanti…. e il  piccolo  grande dettaglio salta fuori: il quadro si completa. Si può scattare. Quella foto sarà inconfondibilmente tua. Dalla visione allo scatto la strada potrà dunque essere lunga o cortissima. Dipende da quanto il mondo, quel giorno, si concederà e da quanto ognuno di noi  avrà la costanza di attendere. Il resto è ispirazione, forse fortuna… per chi la saprà cercare 😉 Ecco dunque le mie cascate, le mie visioni, i miei scatti. Una piccola storia d’amore. ( Video HD full screen 16:9 | cuffie consigliate)

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  1. Domenico Fabiano

    Quando sono impegnato a montare i miei video con FinalCut instauro un singolare rapporto con i singoli fotogrammi di ogni scena. In ogni sequenza, in ogni ciak trovi sempre, se cerchi, un fotogramma che è una fotografia straordinaria. Lo trovi sempre. Anche nell’azione più insignificante, nella scena che serve da raccordo a due azioni trovo sempre una bellissima fotografia. Non dico che succede sempre, ma spessissimo. Mi piace osservare la sequenza fotogramma per fotogramma, a un certo punto c’è un fotogramma che tu dici, gulp! Se io avessi voluto fare quella fotografia non ce l’avrei mai fatta. Tuttavia se guardi la sequenza sul monitor, quella fotografia straordinaria sparisce, non la percepisci, non c’è!
    Ecco le tue immagini sono come quei fotogrammi speciali trovati ma che tu riesci a percepire e bloccare con un “flo-floc”!
    Domenico.


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