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Nient’altro che pensieri sparsi di fine giornata; pensieri che avevo voglia di passarvi visto che è un po’ che manco dal mio personale blog, lo so. SoloIlVento, il progetto che ho attualmente in corso, e relativo blog, mi prende molte risorse; fisiche e psichiche. E’ un progetto tanto bello quanto difficile, emozionante, toccante per ciò che leggo, vedo e, infine, provo a raccontare. “Non meramente a carattere documentativo o di testimonianza, ma interpretazione autoriale delle vestigia della Grande Guerra sul Sentiero della Pace e dintorni”. Questo era, ed è, ben stampato nell’assignment del progetto.

Autoriale… già, che parolona: “L’autorialità di un’opera si manifesta – nel momento in cui entra in contatto con il fruitore, o poco successivamente – nell’ampiezza dello spettro interpretativo e garantisce un riconoscimento (di stile, di aura, di rispetto). E ancora opera realizzata con superiore maestria, di riconosciuto valore.” (cit.). Come dire… di grandi aspettative. A totale mia personale interpretazione. Bella responsabilità, mi sono detto leggendo il testo. Ma a parte tutto, la responsabilità di un racconto pesato, non retorico, senza alcun giudizio su questa o quell’altra parte, viene ancor prima di tutta la fredda ufficialità di un contratto. La responsabilità di rendere omaggio con delle fotografie ai migliaia di caduti di quella “Grande Guerra” che ci apprestiamo a ricordare ufficialmente a partire dal 2014. La responsabilità di trovare immagini nuove, originali, differenti dalle migliaia che affollano da decenni i cassetti degli archivi di chissà quante biblioteche, librerie fotografiche, uffici comunali, associazioni dei più svariati soggetti in Italia e all’estero. Fatica fisica, seppur piacevole da sopportare, per le migliaia di metri di dislivello percorsi con ogni tipo di meteo per raggiungere il luoghi prescelti. E una grande fatica mentale per reggere le storie di quel tempo, così drammatico e devastante. Un profondo senso di desolazione e tristezza da dover portare dentro un rettangolo, con l’idea di raccontare l’assenza, lasciando tutto così, sospeso, pur cercando di far percepire la presenza di quelle migliaia di anime

E’ un onore poter essere l’artefice di questo progetto, in questo modo, così come mi è stato chiesto. Avere la possibilità di segnare una linea, perseguire una vision ben precisa, realizzare un lavoro che abbia la stessa “cifra” dall’inizio alla fine, senza particolari interferenze. Così da non ritoccarlo troppo, rischiando di togliergli quella polverina magica che non lo farebbe più volare, sospinto da quel vento che mi ha ispirato e portato fino a qui. Seguitemi nell’ultima fase del progetto, mi farà piacere. Ciao e perdonatemi l’assenza temporanea 😉 Con rinnovata amicizia, Alberto.

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