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Rifugio Bignami, 2.401mt, Alta Val Malenco – Estate ’75

Ho passato tante splendide estati al Bignami da piccolo; tra gli undici e i quindici anni. Abitavamo a Cortina, ma nonostante vivessi in un paradiso di pareti e boschi sembrava che le montagne non fossero mai abbastanza. Così papà mi portava a conoscere i suoi sentieri, quelli che fin da ragazzo aveva battuto, tra le sue montagne fatte di roccia, neve e ghiaccio, quelle che lui aveva scalato: Disgrazia, Bernina, Palù, Piz Varuna, Bellavista, Zupò, Cresta Guzza… Al Rifugio Marco e Rosa (3.600mt), punto di attacco alla vetta del Bernina, mi ricordo ci sono arrivato a 13 anni. Per dire. Papà, io e il Riccardo Basci, storica guida della Valmalenco. Su per quelle roccette poco sotto il rifugio pensavo di scalare il K2. E il Ghiacciaio dello Scerscen Superiore mi sembrava il Baltoro. Poi giù di nuovo al nostro campo base, dopo 7 ore di giro, al nostro Bignami, che aveva intorno delle piccole malghe e un grande prato dove giocavamo a pallavolo schivando i muli che non volevano mai spostarsi. Un luogo magico, dall’aria tersa, dove anche il solo riuscire per tutto un pomeriggio a non cadere in acqua, saltando da un sasso all’altro nel torrente che scorreva poco lontano, era un divertimento senza pari. Gli occhi non si stancavano mai di vedere ciò che c’era intorno, e i sogni di arrampicare prima o poi quella o quell’altra montagna si sprecavano.

La cascata che scendeva poderosa e a balzi dal ghiacciaio di Fellaria era bellissima da vedere e da ascoltare; di un color verde chiaro e scuro, come il ghiaccio che la alimentava, le cui acque poi morivano più giù, nel lago formato dalla diga di Alpe Gera, poco sotto il rifugio. Ma ogni estate c’era una cosa che più di tutte mi elettrizzava, incuriosiva, eccitava, e che non vedevo l’ora accadesse: l’arrivo dell’elicottero rosso. Quello che consegnava un po’ di viveri e poi portava via cose di vario genere, dai legnami, ai rifiuti, alla stufa che non funzionava più. Lo sentivo arrivare dalla valle e tutto il rifugio andava in trambusto. Correvo fuori per vederlo roteare sopra la testa in cerca dello spiazzo dove atterrare, con quella grande rete piena di cose, come un Babbo Natale meccanico senza barba. E poco ci mancava, ogni volta, piccolo e leggero com’ero, che mi spazzasse via. Poi tutto pian piano si faceva silenzio.. quel fluf fluf fluf lento e morbido terminava …i grandi sbrigavano le loro faccende, scaricavano, legavano, impacchettavano… e io ci saltavo dentro, diventando pilota per qualche minuto, sognando di prendere quota e volare sopra quelle grandi montagne che un giorno anche io avrei salito: “le montagne del mio papà”.

Quante storie nei cassetti.
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Nella foto: io dentro l’elicottero rosso, papà mi spiega. Davanti il caro amico, alpinista e guida alpina Michele Comi e il suo papà con il fratellino, gestori a quel tempo del rifugio. Le belle estati del Bignami e le sue montagne.

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  1. luciano bernardi

    Indimenticabili i giorni in cui il tuo Papà portò anche noi sulle sue Montagne. Luciano e alcuni “vecchi” del Coro Cortina.


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