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Nevicata

Mi rivedo bambino, a Cortina, a correre nel cortile di casa sotto infiniti fiocchi, con la bocca aperta, lingua in fuori, a guardare all’insù, verso quel cielo bianco che regalava il più grande tra i  divertimenti. Ogni fiocco che si poggiava sulla lingua era una conquista. Li contavo, ma solo mentalmente; perché altrimenti avrei dovuto chiudere e aprire la bocca, e per ogni numero detto avrei perso dieci fiocchi.

Pensavo a questo mentre attendevo che la nevicata sotto la quale mi trovavo mi regalasse le quattro condizioni che, per me, una nevicata deve avere, affinchè possa essere poi lavorata come veramente lo si desidera: 1. la giusta densità tra i fiocchi, 2. la giusta velocità nello scendere, 3. la giusta inclinazione nella direzione e 4. la giusta consistenza del fiocco. Fotografare la neve mentre cade è cosa semplice, se non si ha idea di cosa dire: “click” – Ma è proprio nel momento in cui si vuole dare un’interpretazione che la nevicata deve corrispondere esattamente a quello che tu vuoi sia, affinchè un risultato arrivi.

Fotografare la neve è come fotografare l’acqua: due elementi molto complicati. Tecnicamente e “autorialmente” (concedetemi la definizione). Esistono infinite e suggestive modalità di interpretazione per fissare la propria visione. Poche originali. E senza addentrarci in discorsi di luce ed esposizione (che con l’acqua e la neve sono dannatamente fondamentali) per riuscire a lavorare con e su quei due elementi devono esserci le condizioni “in natura”. Non si scappa. Il materiale deve essere buono in partenza, non lo si può ri-creare. Che sia acqua o che sia neve deve essere tutti al posto giusto. E nel momento giusto.

Questa storia racconta dunque della fotografia di una nevicata primaverile sotto la quale mi sono trovato, con alcuni amici, risalendo il sentiero che porta verso Malga Dusler (1.782 m.), nelle Odle. Usciti dal bosco e iniziati i grandi prati – chi conosce questa strada bianca lo sa – appena sopra la traccia, sulla sinistra, si trova una serie di alberi perfettamente allineati e stretti tra loro che, d’estate, si mescolano insieme a tutto il verde del paesaggio che li circonda. Non attirano quindi così tanto l’attenzione. Ma quel giorno, per noi, era tutto completamente color latte. E quegli alberi dall’aspetto scuro, spiccavano decisamente su quella distesa bianca. Il cielo iniziava a rilasciare qualche fiocco, tirava un leggero vento trasversale.

Ho pensato e sperato che la neve iniziasse a scendere più copiosa e il vento a rinforzare lateralmente. La fotografia più o meno l’avevo già in mente. Era da tempo che ricercavo quella situazione. Così, ho lasciato che gli altri andassero. Mi sono fermato, ho tolto la fotocamera dall’involucro che la riparava, già montata sul treppiedi, e mi sono posizionato fronte alberi. Iniziando almeno a comporre, in attesa che densità – velocità  – inclinazione – consistenza arrivassero al punto giusto. Non era detto succedesse. Ma il minimo che potevo fare dopo aver visto la fotografia era tenermi pronto a realizzarla.

Entrando per un attimo nel merito della velocità/inclinazione. Fotografare la neve significa, per me, ricercare un grafismo; quella preminenza che [in un’opera d’arte] ha il disegno sugli altri elementi della composizione. Il “segno” che lascerà il fiocco dipenderà dunque dalla velocità con la quale scende e dalla “velocità- tempo” che noi avremo impostato sulla fotocamera per dare al movimento quel tipo di tratto che noi vogliamo la neve disegni. L’incontro tra queste due velocità, insieme all’inclinazione della nevicata, determinerà il segno che noi vorremo che il fiocco lasci o tracci, fate voi.

Riguardo la consistenza/densità. Il tipo di fiocco che ci troveremo a fotografare dipenderà dalle condizioni di temperatura e umidità al momento dello scatto: dal più pesante e di grandi dimensioni (tratto grosso) adatto a una nevicata verticale, lenta, morbida, fino a quello più secco e piccolo (tratto leggero), accompagnato magari da un vento traverso. La densità tra i fiocchi determinerà poi quanti “tratti” vorremo mettere all’interno della nostra fotografia. Il resto lo farà la luce presente e la nostra gestione dell’esposizione, per dare a quel grafismo più o meno evanescenza, più o meno presenza.

Ho atteso circa quindici minuti, che neve e vento rinforzassero e venissero incontro ai miei desideri e aspettative. Man mano che ciò sembrava avvenisse ho provato a fotografare con tempi diversi, in base ai quattro elementi descritti. Ma non ero soddisfatto. O era troppo densa e lenta o troppo verticale e con poco fiocco, Qui di seguiito le tre fotografie scattate in quei momenti. Come vedete non c’erano le condizioni, E qui ritorniamo al concetto iniziale che “il materiale su cui lavorare deve essere buono in partenza, non lo si può ri-creare

 

Io volevo invece un tratto veloce, con un fiocco secco, una nevicata densa ma fine, che nascondesse quasi gli alberi, portata da un vento teso che rendesse l’idea di un freddo pungente, di una situazione dalla quale fuggire. Puro inverno.

Dovetti aspettare ancora qualche minuto, non di più. Per qualche miracolo naturale il vento rinforzò all’improvviso e non solo i fiocchi iniziarono a turbinare ovunque, ma a loro si unì la neve poggiata sul terreno che, soffiata dal vento, contribuì a creare quella nuvola bianca che tutto rimescola e confonde, così caratteristica nelle bufere. Non vedevo quasi più la fotocamera, tutto si bagnava. Ma era tutto pronto e al punto giusto: densità – velocità  – inclinazione – consistenza. Non avevo bisogno d’altro che di quella situazione:

Scattai a 1/60 f/13 con il 30mm che avevo montato. 1/60 per quel poco di lentezza perchè il tratto si disegnasse, e f/13 per quella giusta profondità per arrivare agli alberi tenendo presenti i fiocchi. Questo è ciò che immaginai di voler fotografare. Questo è ciò che, alla fine, fotografai. E quello che avete letto ne è la storia.

 

 

Raccontare una nevicata è una raffinata capacità; una volta sviluppata può regalare grandi soddisfazioni e possibilità di interpretazione. Come avere tante matite in un bell’astuccio, da utilizzare a proprio piacimento. Riguardo a densità – velocità  – inclinazione – consistenza, nel caso, se pensate possano poi essere indicazioni utili, tenetene a mente per il prossimo inverno.

E alla prossima storia 😉
Alberto.

 

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