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Foto di Vittorio Sella

Egregio, dopo varie ipotesi e ripensamenti – come nella migliore tradizione – sarei arrivato al tema e titolo della ns. conversazione del 12 Agosto. Glielo propongo subito così da poterlo discutere o approfondire al più presto:
“Fotografi di Montagne: quando la luce racconta il Sublime. Da Vittorio Sella ad Ansel Adams ovvero rappresentare, documentare e proteggere una parte fondamentale del patrimonio naturale dell’Umanità”.

Ho pensato a questo titolo in quanto è indubbio che il fotografo di montagne ( o di montagna… si potrebbe anche dire citando Zannier) riesca nel tempo a stabilire un forte legame con il suo soggetto – la montagna stessa – che sia alla fine esso stesso un alpinista conoscitore dell’intimo suo carattere e che abbia poi lo stesso approccio con lo scatto che ha mentre affronta o si appresta ad affrontare una salita; e necessiti inoltre di molte delle cose che un alpinista deve avere: equilibrio (seppur compositivo) concentrazione, calma, rapporto strettissimo con la roccia. Per dirne solo alcune.
E’ quindi un fotografo molto particolare, che difficilmente si lascia andare all’esplorazione di altri temi o soggetti, se non casualmente. Sa comporre nell’immediatezza ma è anche capace di studiare una prospettiva, un’immagine, una composizione, un punto di luce per dei mesi, salendo e discendendo dal suo punto di osservazione una cinque dieci volte, in differenti stagioni, per arrivare poi coglierla solo e solo quando è il momento, senza fretta, senza ansia. Perchè racconti esattamente la vibrazione che ha colto. Nel tempo, lui conosce la luce che arriva sulle montagne, vede come si muove, le nuvole come girano; inizia a comprenderne l’ambiente e a portarlo dalla sua parte, riuscendo ad utilizzare tutti gli elementi che lo circondano per trasmettere esattamente ciò che lui sente: la grandiosità di ciò che ha davanti, ciò che ci “terrifica” ma ci attrae allo stesso tempo. Il Sublime appunto, nell’accezione di Burke in Inquiry into the origin of our ideas of the Sublime and Beautiful – 1756 )

Ebbene, su queste basi ritengo potremo aprire alcuni discorsi seri ma non seriosi, tutti legati da un filo rosso che attraversa i temi dell’evento. Potremo parlare di fotografia e alpinismo come “documentazione e testimonianza” ( Vittorio Sella) in pieno 1800 con le sue grandissime imprese in tutto il mondo, supportate da immagini eccezionali che gli varranno menzioni d’onore ovunque; ma anche di “fotografia e montagna” non solo fine a sé stessa, bellissima, superba, ma anche a supporto , sensibilizzazione, salvaguardia della natura ( Ansel Adams, fu infatti primo promoter, supporter, protezionista dei Parchi Nazionali americani con attività importanti attraverso il Sierra Club, che lo portarono a ricevere onoreficenze ad altissimo livello dalla Presidenza americana di quegli anni).

Il tutto collegato da un preziosissimo comune denominatore che è la grandissima sensibilità artistica di questi due grandissimi Maestri che hanno fatto e tuttora fanno scuola per il loro approccio ai soggetti, sensibilità e capacità (arte) di gestire/realizzare le proprie stampe. Argomenti, ancora, che calzano perfettamente con il luogo dove tutto ciò si svolge (Parco Adamello/Brenta) e con lei, Augusto, che oltre ad essere persona di cultura in merito è rappresentante e artefice di un evento che il mondo ci invidia proprio su alpinismo montagna natura come il FilmFestival di Trento. Direi, senza presunzione alcuna, che con il tema e il titolo potremmo esserci. Spero proprio di si:-) Ho piacere pensare che le persone che vorranno ascoltarci abbiano poi voglia di tornare a casa con qualcosa su cui ragionare, riflettere, discutere, condividere, gustarsi l’occhio acquistando qualche libro che verrà loro suggerito. E non solo sentire un fotografo che parla di come espone o di come porta la macchina fotografica in giro per i boschi. Per questo ci sono già molti libri. Beh, in attesa di Sue e di poterci vedere a breve la saluto cordialmente.

Con amicizia,
Alberto Bregani.

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