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C’è un particolare momento, la sera in rifugio, che si fa pace con il mondo e con l’Anima: un momento che chi frequenta le montagne e i rifugi ben conosce. Finita la cena, ancora presto, prima di infilarsi nel saccoletto con un po’ di coperte sopra, ci si mette un maglione pesante e si esce sul terrazzo o davanti al rifugio a guardare  lo spettacolo che da quelle altezze abbiamo davanti agli occhi. Si immaginano i passi e i percorsi del giorno dopo, si condividono le emozioni appena vissute con le persone che si conoscono in quel momento e che magari non vedremo mai più. Ci si fuma insieme una sigaretta che sa di amicizia e di chiacchiere, chi un toscanello, chi una pipa. Personalmente faccio due passi intorno al rifugio e mi cerco un bel sasso dove sedermi ad aspettare che l’ultima luce ci saluti dandoci appuntamento al giorno dopo, disegnando i contorni delle cime e illuminando le nuvole basse che ci nascondono le valli poco sotto di noi. Mi siedo su un sasso, clicco “play* e facendomi cullare da questa voce d’oro lascio che il leggero vento della sera porti via con sé tutti i miei pensieri, per sentirmi tutt’uno con le mie montagne..
(“play”*=Eva Cassidy – Fields of gold)

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  1. ferni

    è proprio così. la luce della sera che va a carezzare la neve in alto e l’aria che diventa più fresca mentre tutto, dolcemente, scivola verso la notte. intimo, profondo, vero. non c’è bisogno di trucchi per vievere la magìa.
    ciao alberto


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