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Dino Buzzati
16 ottobre 1906 – 28 gennaio 1972

“Le montagne sono per Dino Buzzati una presenza costante e viva. Con esse stringe un legame personale e profondo. Unico. Un legame che non si spezzerà mai. Le sogna, le desidera, le sfida, le viola scalandole, le teme. Ma soprattutto le racconta, facendone uno dei punti fermi del suo mondo poetico ed esistenziale, e raccontando, attraverso loro, se stesso: i sogni, le paure, le ambizioni, le sconfitte; le speranze della giovinezza e le rinunce della vecchiaia; la fragilità dell’uomo, così piccolo e provvisorio vicino a quelle rocce tanto grandi, forti e immortali.

«Io sono diventato alpinista», scrive a tredici anni, con orgoglio e un pizzico di ingenuità, ad Arturo Brambilla. È l’agosto 1920.

Da allora al settembre 1966, quando, a sei anni dalla morte, scalerà per l’ultima volta l’amata Croda da Lago, Buzzati compie circa cento ascensioni. Non importa se oltrepassa raramente il quarto grado; ciò che conta è che quell’amore, quell’orgoglio di appartenenza gli permettono di interpretare il vero significato di ogni impresa, e di capire i sentimenti – di conquista e di entusiasmo, ma anche di paura e sconfitta – di chi la compie.”

(Lorenzo Viganò, biografo e storico di Buzzati, su “I fuorilegge della Montagna. Uomini cime e imprese” Mondadori, 2010)
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Nella fotografia: Croda da Lago
© Alberto Bregani

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