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Sandro Vidi, Guida Alpina – fotografato con Vest Pocket Kodak (1915) – Private Coll. A.Bregani

Cosa c’è di bello in questa foto? Perchè postarla, perche discuterne? Nulla, qualcuno dirà, non ci vedo nulla. Giusto, potrei confermare io. Cosa vuoi che si veda, infatti, in una foto non proprio a fuoco, un po’ troppo morbida, poco definita e altri difettucoli vari? Ebbene, vi svelerò, cari amici: ci si vede il Tempo. Ci si vedono i cento anni che faccio fare a ritroso nel tempo al mio amico Sandro – sperando che ne sia contento ovviamente – fino al 1913, anno di produzione di questa mia Vest Pocket Kodak “Autographic” (ne ho anche scritto qui) con la quale ho scattato questa fotografia. Un gioiello di semplicità e schiettezza rassicurante, ancora splendidamente in funzione, nel quale mi rifugio di tanto in tanto come atto di purificazione dalla digitalizzazione dalla quale sono circondato, che tutto appiattisce e normalizza; contro tutti gli HDR della vita moderna ( sembra una vecchia pubblicità di Cynar..). E’ bello avere una macchina del tempo tascabile; otto flashback in ogni rullino formato 127mm da utilizzare a piccole dosi, per reinterpretare il passato e rivederlo con i propri occhi: una montagna, un bosco, una cascata. O un amico e la sua storia,  dentro le montagne.

Ci sono 0 commenti

  1. Massimo

    Ciao Alberto, effettivamente la foto trasmette molto delle emozioni che anche le tue parole esprimono. La sincerità e la pace sono negli occhi del soggetto della foto e nel panorama che ci sta intorno…e tu sei riuscito a coglierli. Tu, i tuoi occhi la tua sensibilità, in questo caso la tua Vest Pocket kodak, ma poteva essere una G11, oppure una d700, magari una piccola Panasonic….
    Quelli sono solo strumenti, non mi sembra il caso di mitizzare oggetti, tu mi hai insegnato che la vera differenza sta negli occhi di sa vedere.
    Ciao con stima e amicizia, Massimo

    • claudio

      Bellissime foto, prima di vederle ne ho proprio acquistata una e ora devo provvedere per la pellicola, scelta obbligata efke..
      ora che ho visto le tue foto sono contento dell’acquisto, su cui ero un po’ titubante, perché sai che se non c’è il nome zeiss + Germania sembra che nulla valga davvero… ma ora…
      certo anche con una digitale si potevano fare foto simili, a imitazione di quelle vere, quelle che da secoli si fanno in certo modo, quelle che pensi e regoli prima di scattare, quelle che rimangono stampate, visibili per secoli, quelle che ti costruisci con le tue mani nella luce rossa della camera oscura, quelle che sviluppi nella tank quelle che impieghi ore a perfezionarle, quelle che aspetti di finire la pellicola, quelle che ti fanno crescere la grande curiosità per il risultato….certo anche con un apparecchietto digitale di pochi soldi potevi farle, con la consapevolezza che non hai fatto nulla, niente poesia, niente bellezza, centinaia di scatti che danno immagini virtuali destinate a perdersi nelle memorie dei pc…no grazie, meglio i soffietti di 100 anni fa

  2. Luisa

    non mi intendo di macchine fotografiche , ma i miei occhi grazie anche a te sanno vedere il bello e il fascino che si sprigiona dalle tue foto

  3. Nicola

    Assolutamente vero che le macchine sono solo un tramite per le foto, sono la penna dello scrittore. E’ pur vero, però, che alcuni oggetti sono più piacevoli e gratificanti di altri da usare. Sensazioni tattili o solo un feeling, per altri versi, che possono ispirare. Intuisco lo spirito della foto e l’emozione di Alberto. Nicola


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