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Ultime luci su Val Rendena Ikonta-M 524/2 | Tessar f3.5/105 T*

Dopo anni di “quadrato” iniziavo a sentire l’esigenza di uscire da uno dei quattro lati per allargarmi un pochino e dare più spazio quella che era la mia visione fotografica, il mio comporre, il mio raccontare. Sono pensieri, prove, tentativi che si fanno per gradi. Non certo da un giorno all’altro. Sicuramente una scelta avviene per feeling ma anche per necessità narrative. Così dopo vari tentennamenti e prove con il 6×7 – troppo vicino al 6×6 – mi sono decisamente convinto del 6×9. Questo formato mi può dare, sia in orizzontale che in verticale, quel qualcosa in più del 6×6; due possibilità compositive che aggiungo alla “cartucciera”, due opzioni che in montagna mi potranno essere utilissime, specialmente per il verticale essendo io molte volte a stretto contatto con la roccia. La spinta da abbastanza a definitivamente me l’ha poi data la macchina che ho scelto, dopo ricerche, discussioni, confronti, come compagna: una Zeiss Ikonta-M 524/2 (vedi foto) , telemetro, abbastanza rara, del dopoguerra – quindi tra i modelli più avanzati seppure perr quell’epoca – con una lente veramente eccezionale ovvero un Tessar f3.5/105mm trattato. Quel che si dice il “non piùs ultras” 🙂 Una macchina che per caratteristche rientra in pieno nel mio concetto di fotografia di paesaggio: una macchina, una lente, una pellicola. Bellissima, innanzitutto; fascinosa e affascinante, piena, compatta, potente, sicura. Una macchina che “senti” sia in mano che nella testa. Nonostante il suo peso non indifferente di quasi un chilo alla fine scompare nella sua semplicità d’uso, si fa discreta per lasciare che tu e il tuo soggetto possiate interagire senza alcun disturbo.  Una macchina che già da sola, con la sua presenza, ti porta dentro un mood compositivo di grande effetto.

Non potevo dunque certo starmene con le mani in mano, da quando mi è arrivata dall’Olanda, dove l’ho trovata. Così non appena ho avuto l’occasione di tornare a Campiglio, nei luoghi delle mie fotografie, per incontrarmi con Sandro Vidi ( di ritorno, lui,  dal Nepal) l’ho portata con me in una veloce scappata fino a Malga Ritorto, arrivando giusto in tempo prima che la luce sparisse dietro le Montagne. Tre scatti, niente di più: due orizzontali, uno verticale. Tre scatti al volo, volutamente complessi dal punto di vista espositivo, con una gestione della luce molto  forte verso il tramonto, quasi frontale, con una foschia a coprire e velare l’orizzonte e allo stesso tempo a moltiplicare la luminosità; poi gli alberi in ombra totale e una strada che invece riceveva ancora un ultimo bagliore di luce. Insomma un debutto non proprio tra i più semplici. Per,ò da fuoriclasse qual è, si è comportata benissimo confermando le aspettative che avevo riposto in lei. E comporre è stato veramente un piacere, con quel cielo che poteva finalmente respirare mantenendo comunque sostanza nei primi due terzi. Un ottimo test che mi ha lasciato soddisfatto non tanto per la fotografia in sé (ma anche…) quanto per la consapevolezza e tranquillità di aver trovato una nuova, sincera e affidabile compagna, che mi aiuterà a portare a casa nuovi racconti con i quali, spero, io vi possa ancora emozionare 😉

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