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Ormai si è sparsa la voce

Ci sono due tizi che da qualche anno si aggirano dentro e fuori le cime delle Dolomiti di Brenta con treppiede sulle spalle e strane macchine fotografiche dalle forme più disparate, talvolta anche con un panno nero sotto il quale secondo me si nascondono per paura di far vedere i segreti dei loro scatti. Sono un po’ strani però anche simpatici; hanno queste macchine che, figuratevi, sono ancora caricate  a pellicola; una roba del secolo scorso – tipo archibugio a pallettoni –  che poi si possono fare pochissimi scatti che rimangono dentro un rullino fino a quando non vengono sviluppati in uno speciale laboratorio tutto al buio che si chiama camera oscura. Addirittura certe volte il negativo è solo uno al massimo due. Un negativo molto grande, che infatti si chiama grande formato.

Che poi, a dirla tutta, ‘sti due sono anche un po’ masochisti, a mio modesto parere: cioè, si fanno dei giri incredibili, migliaia di metri di dislivello, e su e giù per i monti, attaccati alle pareti a strapiombo sul nulla, sotto il sole, esposti ai venti più freddi, nel pieno di temporali di montagna ( che sono tosti, veramente tosti) per fare poi magari solo tre foto in un giorno… Saranno mica normali, dico..  E non contenti vedono ciò che hanno scattato solo dopo uno, due, dieci giorni. Capito? Non vedono la fotografia subito quando la fanno. Devono tornare giù a valle e poi dopo che hanno sviluppato la loro pellicola scoprono se  le foto vanno bene, sono a fuoco etc etc Praticamente fanno una foto al buio. Sulla fiducia.  E se non è venuta?! Che fanno, tornano su dove hanno fatto la foto e la rifanno? Ma davvero?  Ma dai,  ma figurati;  secondo me ce la raccontano… E poi, senti qui, le foto sono in biancoenero, neanche un colore. Capito? Bianco, nero. Stop. Con tutti i colori del mondo che abbiamo a disposizione… Ma ti pare?

Comunque poco prima di Natale li ho incontrati dalle parti di Malga Brenta Bassa, stavano aspettando la luce (?!?)  e intanto che “aspettavano” mi hanno spiegato alcune cose, ma non mi ricordo già più niente: cose antiche, figuramoci se ne so qualcosa… Ho chiesto se potevo fare loro una fotografia e volentieri mi hanno detto di si. Ed eccola qui. Carina eh? Gliel’ho anche inviata e mi hanno ringraziato. Di matti ne ho conosciuti, ma questi proprio… 😉

(io a sx e Sandro a dx | Foto di Alessandro Gardini. Grazie Ale! )

Ci sono 0 commenti

  1. luciano bernardi

    Caro Alberto e amico,
    siete veramente eroici. Mi ricordate Giuseppe Ghedina (classe 1898), credo il più grande fotografo delle nostre Dolomiti che (ad esempio) percorreva d’inverno il tragitto Cortina – Marmolada e ritorno in giornata, con le macchine fotografiche d’allora e con le pesantissime lastre, lasciandoci quelle intramontabili immagini delle nostre montagne.
    Un caro saluto dal tuo paese.
    Luciano Bernardi

  2. Luca

    Caro Alberto,
    ben tornato e buona continuazione di anno! Ritengo di avere verso di te un debito di gratitudine, probabilmente destinato a non essere mai onorato: la fotografia paesaggistica mi ha sempre lasciato piuttosto freddino (inclusa quella di montagna, sebbene io la ami molto, come te). Questo, però, accadeva prima di scoprire la tua opera.
    Spero che non mi giudicherai troppo stucchevole o melenso per questa mia dichiarazione. Prendila come un… “acconto sul maggior dovuto”. Tante buone cose!
    Luca

    • Alberto Bregani

      Luca troppo buono. Sono questi messaggi che mi fanno felice: portare qualcuno ad apprezzare ciò che faccio così che possa poi continuare attraverso la propria esperienza. Aspetto dunque “il saldo” con qualche tua bella foto ok? e se hai bisogno di qualche dritta, sempre che sia in grado di darle, fai un fischio. Un caro saluto e a presto! con amicizia, Alberto 🙂

  3. Laura T.

    Mi hai fatto ridere, con questo post, Alberto!
    Però mi hai fatto anche venir voglia di “aspettare la luce”…in montagna, poi…;-)
    Vi invidioooo!!!!! (nonostante ilfreddolapioggiailventoetc.)
    Dopo la pubblicazione del tuo libro, se facessi dei workshops fotografici sui sentieri “dentro e fuori le cime”…non sarebbe una brutta idea, no? 🙂
    Un caro saluto.
    Laura


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