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Resto a guardarle per ore, seduto su un prato. Nuvole e montagne. Le une accarezzano le altre, danzano, volano via, si dissolvono, ritornano. Tempo che passa veloce. Si fa scuro. Folate di vento pungente, in questo pomeriggio di autunno. Alzo il bavero della giacca, mi copro le orecchie, batto le mani sulle gambe rannicchiate, le ginocchia vicine. Poi dimentico. Ritorno da loro. Guardo la luce che cambia, e con essa le ombre, i profili delle crode che si fanno più austeri, o più dolci. I mille grigi che si fanno bianchi e poi neri. Osservo, memorizzo, registro suggestioni, visioni. Penso. Salire fin lassù, girarci dentro e intorno. Toccare con mano questi miei sassi, come da bambino. Non adesso. Ora solo una fotografia. Una. Hic et nunc. Non serve altro. Tornerò domani. O tra un anno. Conosco la strada.

“Whatever comes to pass, the mountains stay in their places. Life goes on” (Cit.)

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Foto: nuvole sulla Civetta, versante est. Val di Zoldo
©AlbertoBregani

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