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Holga e infrared (Holga Contest – Best  Landscape Photo 2010 © Alberto Bregani)

Possiedo sei Holga; che non è come avere sei Leica o sei Hasselblad. Intendo a livello di investimento; 180 euro in totale, al massimo 250 a seconda dei modelli e si portano a casa tutte, a volerlo. Possiedo sei Holga, ma ho impiegato almeno quattro anni a sceglierle e conoscerle a fondo; sono pezzi unici e ognuna ha un carattere diverso, più o meno spigolosa, scura, vignettata, dolce, morbida, bisognosa di più o meno scotch sulle fessure per gestire le infiltrazioni di luce (leaks) e a seconda del soggetto porto con me l’una o l’altra. E ognuna di loro mi riporta sempre ciò che voglio. Beh… sempre è un po’ esagerato. Diciamo molto spesso. Comunque sia di casuale, qui, non c’è nulla. Fotografare con una Holga è entrare in un’altra dimensione, è varcare le soglie dell’inconscio, è entrare fino in fondo alla propria memoria, scavare tra i ricordi e impressionarli per tentare di riportarli a galla. E in questo modo visualizzarli: tra il chiaro e lo scuro, tra l’indefinito e il definito, tra una luce soffusa e una piena accecante. La memoria e i ricordi sono cosi. Ci vuole anima per scovarli e portarli al presente. E per questo la Holga è la migliore compagna di viaggio che ci sia. Una volta conosciuta per bene, s’intende. Holga non è la moda o la tendenza; si, certo può darsi… il marketing è marketing, io ne so qualcosa. Holga è a tutti gli effetti una macchina fotografica e, mi si lasci dire, una grande scuola di fotografia: un 1/100 fisso a f/8-f/10 fisso (a seconda di come la trovate), un rullino 120mm solitamente. That’s it.  E’ cosi che si impara a gestire la luce… La moda e le tendenze girano, passano e poi vanno, in cerca di altre cose … un gran polverone e poi chissà. La Fotografia, invece, rimane. Keep in mind 😉

Holga Waist Level finder – Edizione speciale: visuale a pozzetto, doppio diaframma. – Coll. Priv A. Bregani – Realizzata da Randy Smith – Holgamods.com

“Parecchi fotoamatori evoluti e PRO apprezzano lo scatto con Holga soprattutto per le imperfezioni, per la tipica vignettatura e le infiltrazioni di luce. In questa era digitalizzata, la Holga permette di realizzarsi rimirando il passato con un approccio più personale ed orientato alla riscoperta della motivazione della realtà senza esasperate ed inutili tecnologie. E’ una sorta di ripensamento, un ritorno alla semplicità, all’essenzialità ed all’origine del meccanismo della visione e della produzione dell’immagine Fotographica. Lo scatto diventa così, una sorta di gesto feticistico…quasi snob…occasione per conoscere in profondità il proprio animo fotografico. Ogni Holga é una sorta di pezzo unico per quanto riguarda i difetti; e non sono rari i fotografi che possiedono diverse Holga per sfruttare le varianti dei suoi difetti che, sia chiaro, devono essere gestiti con grande maestria”. Maurizio Rebuzzini – Docente di Storia della Fotografia, Università Cattolica di Brescia

Ci sono 0 commenti

  1. Serenella Maròla Bucci

    Io possiedo due Comet Bencini, antidiluviane, usate comunque fino a pochi anni fa’.
    Devo dire “eppure”, le foto che ogni tanto rivedo, le trovo molto belle e particolari … sembra che abbiano ancora l’anima … niente a che vedere, ora, con le altre, scattate con la digitale … colori magnifici ma piatte … forse perchè non sono assolutamente una fotografa?! Ciao

    • Alberto Bregani

      Serenella tu sei tu, la fotografia non c’entra nulla 🙂 è che il digitale nella maggior parte dei casi porta a fotografare ” a strascico” come dico sempre io…uno scatta a mille ft ft ft ft ft ft ft ft ft ft… e poi qualcosa sarà venuto.. boh, si spera e soprattutto se uno poi ha la pazienza di guardarsi i 3000 scatti che ha fatto in un pomeriggio… La pellicola invece..6×6, ad esempio, ovvero 12 scatti disponibili ma metti anche 36 nel 35mm per forza ti porta se non altro a ragionare un attimo di più, a capire dove stai andando, cosa stai vedendo, cosa pensi di voler raccogliere e mettere in quel frame… prima di passare al successivo. E’ forse questa la prima differenza che salta all’occhio rispetto al digitale (specialmente nella fotografia dilettantistica ): il tempo per ragionare e soffermarsi su ciò che vogliamo dire attraverso ciò che fotograferemo , That’s it. Un caro saluto e ciao! 🙂

  2. roberto gallaccio

    Anche se ormai le mie immagini le creo con pennelli, o con scalpelli e raspette varie, visto che dipingo e faccio scultura, per anni mi sono dilettato con le zenith 11 e 12, con un teleobiettivo 135 e il suo 58 di base, e devo di re di aver fatto foto stupende, e ogni tanto mi piace riprenderle in mano lasciando la digitale a casa.
    Sei un bravo fotografo, e mi hai fatto tornare la voglia di rimettermi a fotografare il mondo col calore di una reflex, piuttosto che col freddo obiettivo di una digitale.
    Grazie!!

    • Alberto Bregani

      …Mò mi sento in colpa nei confronti del digitale :-))) Beh si, la filosofia è completamente diversa, devo ammetterlo..avendo scattato anche io molto in digitale; però ho deciso di precorrere questa strada e mi trovo molto bene, sia con la fotografia che con me stesso…” il digitale può attendere” dunque…Un caro saluto e grazie mille!

    • Alberto Bregani

      Ciao Ugo, mi fa piacere questo tuo commento 🙂 Benissimo allora, ti divertirai di certo con molta soddisfazione e grazie per il tuo commento sul blog, molto gentile. Un caro saluto! con amicizia, Alberto –


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