C

Ciò che maggiormente mi preoccupa e mi deprime allo stesso tempo è questo vivere in orizzontale. Questo percorrere la vita trasversalmente, in superficie. La risorsa scarsa, alla fine, è sempre il tempo.

In questi anni tecnologici, multimediali, in regime di costante information overload, si ha l’impressione, ma non solo, di essere spinti verso un futuro sempre più incalzante che non ha né tempo né voglia di aspettarti. Tutto è all’eccesso. Tutti parlano troppo, di tutto, ovunque. Generalismo imperante, superficialità diffuse che non aiutano di certo un’esistenza che avrebbe invece bisogno di pause, riflessioni, ricerca, analisi, condivisione costruttiva. E’ un’onda anomala in costante spinta, che trascina tutto e tutti verso non si sa cosa e non si sa dove.

Il tempo, sempre e solo il tempo. Mi impongo di leggere, studiare, sottolineare righe di libri “di arte varia” che mi suggeriscono frasi, pensieri, considerazioni, spunti, suggerimenti. Ognuno di questi è una porta che si spalanca su altrettanti mondi che vorrei conoscere. Affacciandomi timidamente su ciascuno di essi mi rendo conto di quanto immensi siano; pozzi senza fondo pieni di storie da scoprire, angoli da esplorare, per capire chi io sia e dove io mi trovi rispetto a quello che sto vivendo. Per crescere. Mi riprometto ogni volta di ritornarci…

Penso a quanto poco tempo io abbia per “poter fare”, dentro a questa corrente che quotidianamente mi strappa via da tutto questo. E’ una dannata (rin)corsa verso il futuro, che non ti fa vivere il presente. Vado avanti ma guardandomi sempre indietro, con la sensazione più che concreta di aver lasciato per strada ciò che veramente mi interessava, ciò che veramente contava. Questo vivere in orizzontale, questo vivere in superficie non ha senso.

Siamo come sassi piatti lanciati in un lago: rimbalziamo via a grande velocità, senza avere il tempo di riflettere su niente. Tre o quattro rimbalzi, poi affondiamo di colpo, senza aver lasciato una sola scia, una sola traccia di ciò che siamo stati. Non sia mai. Riprendiamoci noi stessi. Proviamoci, almeno.

 

 

 

Ci sono 0 commenti

  1. Giovanni Fatighenti

    Concordo a pieno su tutto.A volte penso che i miei 31 anni (la mia attuale età) era meglio se li avessi vissuti 50 anni fa. Come tu giustamente dicevi è una rincorsa continua verso poi chissà quale meta.Tutti facciamo e ci intendiamo di tutto..ma come è possibile essere “esperti” di tutto avendo a disposizione solo l’arco temporale di una vita? Facile, basta sapere un ‘pochino’ di tutto senza approfondire niente e arrivare al senso profondo delle cose.Oggi il modo di vivere è questo.Per stare al passo con i tempi non si guarda in faccia a nessuno, nemmeno alle nostre bellissime montagne.Io da Toscano,purtroppo, sto assistendo a un fenomeno definito come il disastro ambientale più grande d’Europa:le cave di marmo in Apuane.Questi bellissimi,duri e ignoranti -come si dice qua da noi- monti stanno letteralmente scomparendo proprio per questa assurda rincorsa al commercio e al danaro.Non si riflette oggi, si agisce in nome di un vantaggio immediato, si mira al brevissimo periodo, fregandocene di quello che sarà.E questo perchè? per quello che hai scritto tu nella news letter:”e mi accorgo quanto profondo sia questo pozzo di storia e storie che devo esplorare per capire chi io sia e dove io mi trovi come persona, in primis, e come fotografo di montagna poi.” Se solo ci informassimo a fondo sulle Apuane, sulle storie di vita delle persone che vi hanno vissuto, su quello che queste montagne hanno visto e subito, forse qualche remora in più i signori del marmo se la sarebbero fatta, forse non avrebbero avuto il coraggio di sviscerare letteralmente l’anima e le cime di questa catena a cui è stato dato l’appellativo di Alpi.Ma non c’è tempo, tutto corre e prendersi del tempo per il misero presente non vale niente rispetto alla corsa verso il lucente futuro.
    Un saluto dalla Toscana (Prato)
    Giovanni Fatighenti

    • Alberto Bregani

      Giovanni ciao
      un grande ringraziamento per il tuo commento ( fa anche rima :)). Hai dato ancora piu valore a un concetto al quale tenevo molto: prendersi il tempo per sé per fare studiare imparare approfondire capire qualcosa per dirlo trasmetterlo tramandarlo a qualun altro che poi ne tramandi a sua volta il valore e l’importanza. In questo nostro caso, chi con la parola chi con l’immagine, sensibilizzare le persone sul patrimonio che ci circonda perchè senza tutto questo non non potremmo esistere. E non “potremo” esistere

      grazie di cuore e un caro saluto 😉
      con amicizia
      Alberto

  2. raffaella

    Io lavoro nel campo del restauro e recupero dei beni culturali, non si ha idea della poca sensibilità e della superficialità che imperversa nel campo, si da quasi per scontato che ‘la non cultura’ ormai faccia parte del vivere di tutti, ma non è così.. abbiamo un patrimonio inestimabile nella nostra Italia e purtroppo sempre più spesso si assiste a degli scempi unici.. e tutto questo lo ha portato questo atteggiamento superficiale e ‘di corsa’ che ormai tutti respiriamo e viviamo.. fa piacere vedere che siamo in tanti a pensarla così..
    di nuovo un saluto

  3. Laura

    Sai una cosa, Alberto? Saresti potuto essere un bravissimo maestro/professore, perché hai tanto da trasmettere e riesci a trovare le parole giuste per esprimerlo…bravo! (fortunati i tuoi figli :-))
    Un abbraccio.
    Laura
    p.s. ma la tua foto…sappiamo tu ed io chi l’ha fatta…ne sarà orgogliosissimo!
    p.s.2 Paolo l’ha vista e mi ha detto di scriverti “grazie” 🙂

  4. Claudio Battista

    Grazie Alberto per questa riflessione, certamente molto pregnante sull’esempio del sasso lanciato…come a voler sottolineare non solo una distorta visione del tempo al giorno d’oggi,ma al momento stesso la volontà sofferta o che dir si voglia rassegnata di abbandonarsi incoscienti alla devastazione culturale dove l’imperativo sembra essere “destabilizzare”,rendere precari tutti i ruoli,i valori le conquiste della stessa “storia”.
    Ben vengano allora queste tue visioni poetiche che accompagni con il tuo scrivere schietto e saggio, maestrie d’altri tempi di un “artigiano” dell’immagine che ci porta in una dimensione onirica,ma certamente “possibile”.Accolgo questo invito caro amico lontano dal baccano della modernità, lasciandomi andare ai profumi di campi appena arati,li dove i falchi osano in attesa di evolutive geometrie planari,alla leggera brezza d’autunno.Grazie ancora.Claudio.

    • Alberto Bregani

      Caro Claudio, sapere di avere persone attente e profonde come te e moltri altri amici e amiche che leggono e soprattuttono sentono ciò che scrivo ( che non è necessariamente sempre oro colato, sia chiaro :-)… mi riempie di gioia. Parola semplice ma grande sintesi di uno degli stati d’animo più belli, forse dimenticato, possibilmente da vivere un po più spesso;
      grazie ancora

      Un caro saluto sincero 🙂
      con amicizia
      Alberto

  5. pb

    Caro Alberto,
    nelle tue parole rivedo me stesso. Di corsa, sempre, per lavoro. Si studia, sempre, per lavoro.
    Come ricorderai non sono un fotografo professionista e lascio alla fotografia il compito di far emergere lati di me che differentemente resterebbero celati.
    Tanto da studiare, tanto da approfondire fuggendo da un mondo che ti costringe alla rapidità, all’immediatezza.
    La fotografia, per me, è anche questo, specialmente questo: riflessione interiore, sentimenti, pensieri da trasmettere, ricerca continua lasciando il digitale per la pellicola facendo foto con una scatola di cartone o una vecchia lubitel 2. Non contano gli strumenti ma le sensazioni da trasmettere.


Invia un nuovo commento