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Ogni volta che ho aperto una finestra sul mondo di mio padre collegato alla Montagna è sempre stata una scoperta.

Ciò che ho visto attraverso ogni sua forma di espressione, che fosse letteratura, poesia, musica, fotografia, cinematografia, mi ha sempre lasciato tutt’altro che indifferente. Dopo avervi proposto alcuni tra i più rappresentativi capitoli del suo libro “C’è sempre per ognuno una montagna” (Premio Maria Brunaccini x la letteratura di Montagna – 1969) sono dunque particolarmente contento nel poter condividere uno dei sei episodi del suo documentario “Rapsodia su temi dolomitici – Op. I” del 1965 che sono riuscito a recuperare recentemente in originale (16mm) e riversato in digitale. L’opera è stata premiata al FilmFestival di Trento nel 1967 – sezione documentari – e quindi oltre al valore meramente personale acquisisce ancora più importanza come documento. Il capitolo dedicato esplicitamente alle Dolomiti di Ampezzo sarà poi presentato quest’estate nel corso della prossima edizione di Cortina in Croda.
Altri episodi verranno poi postati nel mio canale video su Youtube così che tutta l’opera possa poi essere condivisa. Il brano che segue è stato scritto da papà poco dopo l’uscita del documentario ovvero dopo aver ricevuto il premio a Trento. Fu la migliore testimonianza del suo nuovo modo di raccontare le sue Montagne, dopo averle scalate, raccontate per parola, per immagine. Buona visione 😉

Belluno, agosto 1967.
La mia vita alpina è passata attraverso esperienze apparentemente dissimili tra loro: da quella indimenticabile ed esaltante della scalata, a quella dolcemente inebriante della trasposizione musicale della vita dell’ Alpe. Per motivi diversi, tutto questo resta ora soltanto un magnifico ricordo, almeno come forma attiva e concreta, seppur esso abbia una parte pre­ponderante della mia esistenza.  Ora ho scoperto una forma nuova… di scalata. 

Ho scoperto la cinematografia, per poter penetrare nuovamente nel vivere segreto della montagna. Con essa forse potrò accomunare, nel limite che entrambe mi concedono, le due forme. Ho realizzato, alla buona, due documentari che hanno avuto preziosi riconoscimenti da parte della critica ma, soprattutto, da parte della gente di montagna. Specialmente Anatomia di una scalata realizzato nel 1965.  

Ho presentato, da non molto, la mia ultima fatica: Rapsodia su temi dolomitici, op. 1, in 16 mm. Un mondo nuovo, per me, scoperto angolo per angolo, ottenendo premi e riconoscimenti insperati ed inattesi anche in campo internazionale.



Posso quindi sperare di ritornare alla Montagna attraverso le immagini ed i suoni, racchiudendola in una pellicola e raccontandola con la stessa semplicità con cui essa ha raccontato a me le sue storie.  Posso sperare di rendere accessibile quel mondo svelato a pochi ma possibile a molti di più. Se riuscirò, ciò mi sarà di conforto poiché la Montagna è stata parte fondamentale della mia esistenza e formazione per cui, ad essa, non posso rinunciare.  

Sarà dunque vero che esiste sempre una Montagna 
per chi veramente la sa amare.
C’è sempre, per ognuno, una Montagna.
Giancarlo Bregani

“Episodio VI – Le selve di pietra”

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