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Le 5 Torri – Con Vest Pocket Kodak

La mia macchina del tempo esiste, è piccolissima, tascabile, ha la sua veneranda età ( 1916 | 97 anni) ma funziona ancora con la sua grande dignità, regalando grandi emozioni a chi la sa gestire come lei desidera. Non consuma molto, non pesa troppo, non ingombra per nulla. Come ho già avuto modo di raccontare in un apprezzato post di due anni fa ormai, si chiama Vest Pocket Kodak, modello Autographic, della produzione tra il 1916 e il 1923, tra le tante produzioni disponibili in giro. Formato 6×4,5 con rullini da 127mm ( Rollei Retrò 80S oppure  Efke 127mm 100Iso) è il “marchingegno” che, una volta in mano, mi spara in un tunnel temporale accecante e in meno di un secondo mi riporta in montagna ai primi decenni del ‘900, quando lei era Regina. Non ho più uno zaino supertecnologico nei materiali, un cavalletto in titanio e carbonio, delle scarpe in goretex con suola vibram super confortevoli, un abbigliamento tecnico con guscio, primaloft e bla bla bla… e  un mega kit fotografico. No, siamo solo la Montagna ed io.  E in mezzo quasi il nulla;  solo una macchina, un vetro, due tempi, due diaframmi. Punto. Mi immagino nel 1916 e oltre, coloro che si avventuravano dentro e fuori le cime di qualche montagna con questa macchina “raccontastorie“… Mi immagino la loro voglia di portare a casa qualche racconto che mettesse intorno a un tavolo con gli occhi sgranati e la bocca aperta i loro amici e parenti e che dicesse “Ehi! guardate qui cosa ho visto! Queste Montagne immense, bellissime… voi non potete immaginare… l’emozione; che pareti, che aria, che Natura grandiosa...” …quasi ad emulare le grandi storie, le superbe fotografie del nostro “gigantesco” – in termini fotografici, non certo fisici –  Vittorio Sella, da qualche anno ritornato dal Baltoro (1909) e prima ancora dal Caucaso, con delle fotografie che avrebbero fatto la Storia.

Penso a tutto questo, quando ho in mano questa piccolina. E’ un regalo che mi concedo ogni tanto: volare indietro di quasi cento anni per vedere e fotografare le Montagne con gli occhi di quelle persone, così come le hanno potute raccontare attraverso questi strumenti cosi importanti per loro, per testimoniare e documentare. E così importanti per me, oggi, per provare ad emozionare in un modo diverso da quelli ai quali siamo abituati. Forse già troppo assuefatti.  – Chissà che non ne faccia un progetto… We’ll see. Ciao! 🙂

Ci sono 0 commenti

  1. Silvia

    Ecco……le Dolomiti….. bisogna vederle…. camminarci intorno…dentro…con loro il libro con le sue foto ti porta proprio lì sulle Dolomiti, nelle Dolomiti….un’emozione grandissima!!!! Grazie

  2. Aniceto Antilopi

    Buonasera,
    sono arrivato qui dal link sul mio sito, ho visto delle montagne e mi sono fermato. Io sono un montanaro dell’Appennino, altre quote, altri scenari, ma il fascino per me è il medesimo e non è un caso se fotografo l’Appennino da oltre trent’anni. Condivido con Lei anche le “macchine del tempo” e la camera oscura. Vedo che il suo lavoro fotografico sarà fra poco di nuovo disponibile, non mancherò di acquistarlo perché conosco il fascino della solitudine davanti alla montagna, con la fotocamera in mano.
    Aniceto Antilopi

    • Alberto Bregani

      Aniceto, grazie mille per queste tue parole e per le sensazioni personali che hai aggiunto che fanno sempre molto piacere 🙂 Il libro sarà pronto per fine novembre e vedrai che seguendo il blog sarai avvisato di tutte le novità del caso. Grazie ancora, sinceramente. Con amicizia, Alberto


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