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sdp_ evidenza_01Camminare a piedi nudi è un’esperienza fatta di meccanica, forza fisica e mentale, emozioni, concentrazione, poesia e silenzio.” Mi disse questo, Andrea, prima di incamminarci in un freddo mattino di novembre del 2015, verso la vetta del Corno Bianco, 2.136mt, una cima solitaria nelle Dolomiti di Fiemme. Io nelle mie belle scarpe da trekking, lui a piedi nudi.

Mi aveva telefonato qualche settimana prima per raccontarmi di questo suo percorso, così intimo e  profondo. “Percorrere scalzi un sentiero – continuò –  sentire sotto i piedi la rugiada, i sassi che troverai, imparare a percepire il calore che emana una pietra esposta al sole, la sua trama e le sue vene… Tutto questo è alla portata di ognuno di noi; è dentro di noi, ci appartiene dalla preistoria, ma oggi è rarità. Vivere il silenzio di questo passo leggero è un percorso personale, unico. La vera dimensione per riconnettersi alla Natura“.

Ne rimasi affascinato. Ritornai con la mente a quella telefonata nella quale mi diceva che questa sua esperienza, che veniva da lontano, l’avrebbe descritta in un libro. Voleva fossi io, così spiritualmente vicino alle Montagne, a raccontarla per immagini. Nel parcheggio deserto di Passo Oclini, mentre ci preparavamo – io ad aggiungere abbigliamento, lui a toglierselo – non mi diede indicazioni particolari, non mi chiese del colore o del bianco e nero, del digitale o della pellicola; mi disse di sentirmi libero di fare ciò che volevo e come lo volevo, in base a ciò che sentivo rispetto a quel suo modo di essere, in quel luogo e in quel momento. Rispetto a quella sua dimensione. Esatto, aveva detto bene: “sua” dimensione. Così percepibile, ma così inafferrabile. Che vedi ma non puoi avere; che puoi solo intuire senza poterla esperire. Non era del resto possibile io mi togliessi le scarpe per seguirlo. Non è solo questione fisica e tattile; è ben più profonda e intima. È preparazione psicofisica e predisposizione interiore a questo tipo di esperienza che ruota innanzitutto intorno alla disciplina Yoga.

Non ho molto tempo, pensai: ho questa mattina, al massimo metà pomeriggio prima che la luce cambi. Andrea iniziò a camminare, muovendosi lentamente verso la vetta (fisicamente e interiormente), regolare, su sassi, erba, pietre e mughi;, sostando di quando in quando.  Con quella sua camicia bianca e leggera, e dei pantaloni larghi, legati in vita con una corda fine. Il minimo che potesse indossare, il minimo che potesse mettere tra sé e la montagna, come i suoi piedi. Andrea camminava con il sole sempre più davanti a lui e a me; immagino lui stesse bene, io iniziavo ad avere caldo. Non riuscivo a cogliere la densità di quei momenti, non riuscivo a pensare; avevo la macchina in mano ma non sapevo cosa e come fotografare. Erano passate ormai quasi due ore dal suo primo passo, non avevo scattato ancora una fotografia che mi convincesse; lo sentivo ancora prima di scattare di non essere dentro a quella storia. Lo vedevo nel display della digitale che avevo con me: venti foto si e no in due ore, Belle si, precisine, corrette, ma anonime… buone per un documentario. In sintesi, tutte da buttare.

Non volevo fermarlo, non volevo parlargli, era nel suo mondo, pensavo, e lì volevo lasciarlo. Nel suo mondo, nella sua dimensione. Dimensione, Mondo. Lui dentro il suo mondo, io qui; lui dentro, io fuori, noi fuori. Noi fuori. Ripetendo come un mantra queste due parole, pian piano iniziai a focalizzare il concetto, la storia, il soggetto che non era né lui né io. Era invece ciò che stava tra lui e me, tra lui e noi. Quel “percepibile ma inafferrabile” che, mi accorsi, avevo già colto all’inizio ma avevo lasciato andare, forse perchè ancora fuori contesto. Percepibile, inafferrabile: come una patina vedo/non vedo… Sottilissima, ma talmente forte da definire chiaramente le due dimensioni: la mia e la sua. Di quello avrei dovuto dire. Il mio filo rosso era agganciato. In un millesimo di secondo ricordai di “SoloilVento”, delle fotografie scattate per “The Unseen Zone“, quelle con l’iphone; mi ricordai di quella cifra così particolare che ti porta dentro la storia: magari tu non comprendi il perché,  ma la suggestione e l’emozione ti arriva comunque. Esatto, quella volevo. Quella avrei utilizzato in quel poco tempo che mi rimaneva.

Chiesi ad Andrea di fermarsi un attimo. Gli dissi che era necessario “togliere”. Non so cosa lui si aspettasse dal mio lavoro ma gli dissi di aver fiducia. L’essenziale sarebbe stato più che sufficiente a dire di quel suo legame senza barriere tra sasso e piede, tra Terra e Anima. Di quel suo “salire”. Gli dissi che avrei raccontato solo di lui e di quelle pietre nude. Del suo muoversi dentro uno spazio solo suo, fatto di luce e spiritualità, tra il definito e l’indefinito. Fino a scomparire, a non vederlo più. Un mondo al quale forse vorremmo ambire, ma dal quale siamo naturalmente esclusi. “Spero tu capisca – dissi a bassa voce, senza alzare lo sguardo – ma vorrei fosse questo; vorrei le mie fotografie fossero questo. Ora cammina. E dimenticati di me”. Non so se comprese, mi guardò e riprese a camminare.

Erano circa le undici. Qualche ora dopo saremmo tornati alla macchina.
Ci arrivai con la sensazione di aver detto esattamente ciò che volevo dire.
(Corno Bianco 2.316mt Nov, 2015. Confine Trentino/AltoAdige)

Un ringraziamento particolare a Federica Cerri – Press & Media Relations APT Val di Fiemme – per il supporto, la simpatia e l’amicizia.


Il Silenzio dei Passi | Fotografie ©AlbertoBregani
#iphone6, Hipstamatic. No pp.


Il silenzio dei passi – a piedi nudi nella natura – di Andrea Bianchi |
Piccolo elogio del camminare a piedi nudi nella natura.
Ediciclo, 2016 | In libreria dal 5 maggio
Copertina: AlbertoBregani
Presentato al Trento Film Festival 3 maggio 2016
BookTrailer 60″ – video

Andrea Bianchi, scrittore e accademico del GISM, nel 2006 ha pubblicato “L’ultimo dei romantici”, opera biografica su Spiro Dalla Porta Xydias. Vincitore nel 2011 nella sezione inediti della 9^ edizione del Concorso Letterario “Leggimontagna” con il racconto “Il punto di ascolto perfetto”. Nel 2015 ha pubblicato “La Vetta Interiore”, un’interpretazione alpina degli “Yogasutra” del filosofo e grammatico indiano Patanjali. È fondatore ed editore di MountainBlog, oggi uno dei più seguiti siti web di informazione sul mondo della montagna

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